“Caro papà, vieni presto!” Così nell’aprile del 1943, Rosalia, Maria e Aloisia salutavano il loro caro papà Franz, prigioniero nel carcere militare di Tegel a Berlino – dove dal mese di aprile era detenuto anche Dietrich Bonhoeffer – per aver rifiutato di prestare servizio militare e giurare fedeltà al Führer. 
    Non l’avrebbero mai più rivisto. Il 6 luglio infatti la Corte marziale del Reich lo condannava a morte e “alla perdita della dignità militare e dei diritti civili” per renitenza alla leva. Il 9 agosto veniva ghigliottinato a Brandeburgo sull’Havel. I due cappellani del carcere di Berlino e di Brandeburgo lo considerarono subito un santo e un martire per come aveva vissuto la sua scelta.
    Una decisione che spezzava una vita piena di promesse e colpiva così dolorosamente una famiglia unita profondamente dall’amore coniugale di Franz e Franziska.
    Nel periodo in cui erano nate le tre figlie Franz aveva scritto “Non mi sarei mai immaginato che essere sposati potesse essere così bello”.
    Franz, nato nel 1907, di umili origini contadine, aveva avuto un’ adolescenza non facile, segnata anche da una forte crisi religiosa. Pur avendo una limitata formazione scolastica aveva sviluppato un amore per la lettura. Cercava una vita piena. Era stato il primo nel paese – Sankt Radegund (distretto di Braunau am Inn, Alta Austria) – ad acquistare una moto. La sua esuberanza affettiva l’aveva portato ad una relazione con Theresia Auer da cui era nata Hildegard.
    Nel 1935 l’incontro con Franziska Schwaninger, anche lei figlia di contadini e donna di profonda fede. Nel 1936 il matrimonio e il viaggio di nozze a Roma. Il matrimonio segnò una svolta nella vita di Franz. Un matrimonio felice in cui la fede, vissuta in modo semplice, nutriva l’amore dei coniugi, impegnati nella dura vita contadina della fattoria ereditata dal padre adottivo di Franz. Entrambi divennero terziari francescani.

    Nel 1938 il nazionalsocialismo irruppe anche nella vita del villaggio, dopo l’annessione dell’Austria al Reich. Nel settembre del 1939 iniziò il tragico periodo della guerra. 
    Nel 1940 Franz venne chiamato al servizio militare ma poi, su richiesta delle autorità comunali,  fu congedato perché dichiarato indispensabile per la conduzione della fattoria.
    In questo periodo Franz maturò la scelta di non prestare servizio militare. Si rendeva conto della disumanità del regime. Veniva a conoscenza del programma di eutanasia, della brutalità della guerra di aggressione che la Germania nazionalsocialista stava conducendo, della pretesa del nazismo di diventare una nuova religione della razza fondata sul culto del Führer. 

    Tutto questo era incompatibile con la fede cristiana. Scriveva: “Adesso tutti dicono che si combatte solo per lo Stato tedesco, perché anche Cristo ha detto che bisogna obbedire all’autorità terrena, anche se non è cristiana. È vero, ma io non credo che Cristo abbia detto che bisogna obbedire ad un governo che ci ordina cose sbagliate e malvagie. Quanto a combattere solo per lo stato tedesco, senza al tempo stesso battersi per il nazionalsocialismo, credo che sia impossibile, come se dicessi che combatto per Dio padre, ma non per il Figlio e lo Spirito santo. Lo Stato tedesco e il partito nazionalsocialista sono infatti attualmente due fattori inseparabili”.
    Fu una scelta difficile, drammatica, perché significava l’abbandono della famiglia e quasi certamente la morte. La sua decisione suscitava attorno a lui diffidenza, incomprensione e anche ostilità. C’è chi insinuava che la sua scelta fosse dettata da orgoglio e superbia. 
    La stessa autorità ecclesiastica lo invitava a riflettere bene sulle conseguenze di una simile decisione. I famigliari e gli amici lo spingevano a desistere. L’unica persona che gli fu sempre vicina e lo sostenne, pur provata dall’angoscia e dal dolore, fu la moglie Franziska.

    Nel febbraio del 1943 la nuova chiamata alle armi e il suo rifiuto di prestare giuramento di fedeltà ad Hitler lo portarono all’ultimo tratto del cammino: la prigione, prima a Linz poi a Berlino, le umiliazioni e le violenze. La sua disponibilità ad un servizio sanitario non armato non venne presa in considerazione. Durante il processo fu ascoltato nelle sue motivazioni e forse i giudici sperarono di ottenere una rinuncia all’obiezione. Non fu così.

    Il suo sacrificio porterà molti frutti nella vita di tante persone, fino ad oggi. Nel 1997, dopo le indagini preliminari, si aprì il processo di beatificazione. Il 1 giugno 2007, durante il pontificato di Benedetto XVI, la Chiesa confermò il martirio di Franz Jägerstätter e la sua beatificazione venne celebrata il 26 ottobre nel Duomo di Linz. 
    Il 7 maggio 1997 un tribunale tedesco annullava la sentenza del tribunale nazista: chi si era opposto al crimine non poteva essere giudicato un criminale.
    La moglie Franziska, che il giorno dell’esecuzione aveva sentito una particolare forte presenza del marito al suo fianco, parteciperà per il resto della sua lunga vita in qualche modo al suo sacrificio e irraggerà una feconda testimonianza, morendo a cent’anni nel 2013.  
    Di Franz e Franziska ci restano 139 lettere scambiate tra il 1940 e il 1943, una profonda testimonianza di fede e di amore. 

    Parecchie opere sono dedicate alla figura di Franz Jägerstätter e la sua famiglia. Nel 2019 il regista americano Terence Malick gli ha dedicato un intenso film “La vita nascosta”, che certamente val la pena di vedere.

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