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I frutti della "teologia del corpo" di Giovanni Paolo II |
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partecipa: Pilar Vigil, (Santiago del Cile) |
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moderatore: In collaborazione con Medicina & Persona |
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Savosa |
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Giovedì 4 marzo, 2009 |
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ore: 20:45 |
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All’inizio del suo pontificato Giovanni Paolo II dedicò per più di un anno le udienze generali del
mercoledì a quella che egli stesso chiamò la «teologia del corpo». Il grande pontefice sintetizzò
poi la sua ammirazione per la Cappella Sistina restaurata nelle parole «santuario della teologia del
corpo».
Trent’anni dopo noi possiamo constatare quanto furono profetiche queste sottolineature: «La
teologia del corpo, contenuta nel Libro della Genesi, è concisa e parca di parole. Nello stesso tempo, vi trovano
espressione contenuti fondamentali, in un certo senso primari e definitivi. […] Il corpo costituisce quasi un segno
sacramentale. Nella sua mascolinità e femminilità è “dal principio” chiamato a diventare la manifestazione dello
spirito. Lo diviene anche mediante l’unione coniugale dell’uomo e della donna, quando si uniscono in modo da
formare “una sola carne”.»
A partire da questo insegnamento, Pilar Vigil ha sviluppato un’ampia riflessione, fino a dar corpo
a una didattica sistematica degli educatori e docenti di adolescenti, perché è in quest’età che la
corporeità del rapporto umano è vissuto in modo particolarmente drammatico, e a volte così
disordinato da diventare distruttivo. |
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